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Privacy in ufficio: chi pettegola con i colleghi di lavoro rischia la galera

Privacy in ufficio: chi pettegola con i colleghi di lavoro rischia la galera - Prynet

Addio al chiacchericcio davanti alla macchina del caffè e  alle mail velenose che fanno il giro degli uffici......

Addio al chiacchericcio davanti alla macchina del caffè e  alle mail velenose che fanno il giro degli uffici: chi non tiene a freno la bocca diffondendo informazioni private sul conto dei propri colleghi, rischia infatti la galera e il risarcimento dei danni.

E' stata infatti considerata dalla Corte di Cassazione pura diffamazione quella di un torinese di 63 anni che per vendicarsi di un amore non ricambiato aveva pettegolato sui veri o presunti  flirt  della collega sposata. Una sentenza, nella quale il piemontese è stato condannato a un anno e due mesi di reclusione (oltre al risarcimento alla parte lesa) che si può tranquillamente definire "rivoluzionaria": i pettegolezzi in ufficio sulla vita privata e sessuale dei colleghi sono vietati. Il lavoratore che, per rancore nei riguardi della collega, diffonde notizie sulle relazioni sessuali, commette diffamazione e violazione della privacy. Con la sentenza n. 44940 del 2 dicembre 2011, la Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la condanna emessa dalla Corte di appello di Torino nei riguardi di un impiegato che ha divulgato in ufficio informazioni private su una collega, acquisite e raccolte tramite un investigatore privato.

Sul tema, stabilisce la Suprema Corte, c'è parecchia "ipocrisia" ma il pettegolezzo sulle relazioni in ufficio viola la privacy di chi si trova al centro delle chiacchiere. La quinta sezione penale, in linea con la Corte di merito, ha ritenuto l'uomo e l'investigatore, colpevoli del reato di diffamazione, sottolineando che "all'elemento materiale del delitto di diffamazione, non è dubbio che la diffusione all'interno del ristretto ambito lavorativo della notizia della esistenza di una relazione, sentimentale e sessuale, clandestina tra due impiegati puo' avere natura diffamatoria, specie se uno dei due è sposato.

Sul fronte della privacy la Corte ha spiegato che "il trattamento dei dati personali, effettuato da un soggetto privato per fini esclusivamente personali è soggetto alle disposizioni della normativa sulla privacy, tanto se i dati siano destinati a una comunicazione sistematica, quanto se siano destinati alla diffusione. E, in tal caso, è necessario il consenso dell'interessato". Attenzione quindi negli ambienti di lavoro, perchè il caffè potrebbe costare caro... 

Fonte: Il Sole 24 ore del 03.12.2011

04/11/2012 commenti (0)